La latifondizazione del mercato

16 AGO 20
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Le tredici colonie inglesi che nel Nord-America avrebbero dato vita agliStati Uniti avevano in inizio un’economia fortemente eterogenea; simileper la comune connotazione rurale ma alquanto differente per la strutturadella proprietà. Quest’ultima era di piccole e medie dimensioni nellecolonie del Nord; il Sud, invece, era caratterizzato dal latifondo e dallavoro servile. Nel seno embrionale degli stessi Stati Uniti vi era dunqueuna società preborghese e premoderna e una società aristocratica efeudale; una società che nel tempo avrebbe diffuso gli ideali delliberalismo e una che, anche in virtù di una guerra civile, avrebbe seguitola prima. Bene, si può dire che oggi, nel seno della società industriale efinanziaria più avanzata, il modello statunitense del Sud si stia prendendola sua rivincita. E’ sufficiente dare uno sguardo alle pubblicità diautoveicoli, indumenti, telefonia, finanziarie e qualsiasi altro genere diprodotto contemporaneo per capire che siamo di fronte a un fenomeno dilatifondizzazione dell’industria e della finanza: una ricchezza semprepiù concentrata nelle poche mani di grandi proprietari e un lavoro semprepiù diffusamente ai limite dello schiavismo. Sono parole, queste ultime,non ispirate da letture di Mao quanto piuttosto ancorate all’osservazionedella Cina contemporanea: ne è buona prova che le istituzioni che megliogarantiscono la nuova economia della latifondizzazione del mercato non sianoquelle liberali e policratiche degli Stati Uniti ma quelle illiberali emonocratiche della Cina di Wen Jabao; che in Europa non sia in crisi solo ilpensiero socialdemocratico ma anche e soprattutto quello liberale; chel’elezione di Obama possa essere letta più nel segno del canto del cignoche in quello del rinnovamento dell’ordine economico mondiale. Sennonchéa chi pensa la realtà in termini di contraddizione rimane il ragionevoledubbio che sia solo la democrazia la logica in cui la stessa economia trovail suo equilibrio di sviluppo.